Mai non è tutto

(Ger 5, 12-13; Ger 5, 22)

Mai non è tutto.
Su queste piagate lande,
ove ad accorrere per la pigiatura dei cervelli glaciali
vedremo l’innocenza combattere con la perversione,
sarà l’inno più desolato a inaugurare la stagione ignota,
la sopravvissuta fra le tempeste.
Quanto è vero che ho posto ad argine del mare la sabbia,
e questa non scompone il suo dovere all’eventuale piacere,
allo stesso modo ho posto a margine del cielo la mia voce
e mai non è tutto ciò che io avrò da dirvi,
così come il futuro tempo scombussolerà quello presente
tra le declinazioni di ciò che credete sia soltanto sabbia,
parole e vento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Il riverbero del verbo

Dell’interiore balbuzie della coscienza d’amare noi siamo partecipi e custodi. Infatti, se le viscere della conoscenza talvolta si contorcono per…

Poiché stillarono fango con le palpebre al cielo

Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo. (Mt 13, 35) Egli disse: «Va'…

Dispersi come una nidiata di fragili conferme

«Allora Gesù disse loro: “Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore…

Ciò che d’infinito migrante scompensa l’essere

Mano d’uomo potrebbe tratteggiare meglio ciò che d’infinito migrante scompensa l’essere, in simbologia di sette nuove piaghe, nel cervello della…