Gli orizzonti passati che il Giordano nutrirono

Non ti chiederò mai degli orizzonti passati che il Giordano nutrirono. Il vento, che le lacrime nostre asciugò di notte in giorno, divenne figlio di una certezza trapassata dai fulgori della furia di quella luce che baciò i cuori nell’inverno della storia. E quale storia, quale vigna disprezzata dagli uomini. Noi, instancabili contadini del nostro territorio, depredati, umiliati, feriti nell’anima e nel corpo, sbeffeggiati e uccisi. Ma l’eredità che avevamo ben dispiegato tra le mani del nostro amore già era divenuta opera di redenzione. E se la parola, i segni, i tempi, accolsero la facoltà del divenire della passione forgiando cuori e pensieri, memoria e fede in una costante evoluzione, per tutti restò il cielo con le sue dominazioni a sugellare la croce e infine il Padre, col suo regno, a dissetarci d’eternità. No. Non ti chiederò mai degli orizzonti passati che il Giordano nutrirono. Poiché Tu stessa fosti acqua ed io ali di una colomba che nel tagliare il vento mosse ogni tuo fiore.

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