Nell’undicesimo mese, l’ottava notte del mese, nel ventiseiesimo anno della duemillesima età, la mano del Signore è scesa su di me. Egli mi ha parlato in questi termini: figlio dell’uomo, riferisci la mia parola a tutti quei casati che, con la loro condotta perversa e superba, nient’altro fanno che respingerla. Per loro condanna.
Dirai così:
Oracolo del Signore:
Berranno il loro respiro schiacciato e ingurgiteranno, quale frutto delle ore più buie, ammalato stupore. Confusi e smarriti udranno parlare i loro nomi con la bocca dei bambini e dei lattanti, i quali saranno costretti a consolare le loro ebbre sorelle, senza riuscirvi. Sgorgato dalla più profonda roccia, mutato nel veleno che s’imbruna, urleranno con il sangue caduto dai propri occhi, da quelle orbite che tante volte, troppe, hanno circonfuso di terrori abnormi e osceni mali la terra intera. In tutto questo mai apriranno la bocca, mai guarderanno i loro simili, mai udranno l’urlo fiottato del sangue: saranno portati con la forza verso un luogo che non conoscono, gli saranno impediti lo sguardo, la parola e l’ascolto; le loro mogli si prostituiranno col paese straniero per divenire con esso un aborto di generazione. I loro figli cadranno per tre mali diversi, superiori, calpestati come disseccato fogliame. I tre mali saranno: la cecità, il mutismo, la sordità. A calpestarli, senza saperlo, saranno i loro stessi padri e le loro stesse madri. Per questi, quando comprenderanno del dolore la ragione, della ragione il sentimento, e del sentimento il potere, sarà tardi. Come schiacciata d’uva passa il loro sangue riempirà il catino della grande vallata di Magog, affinché tutti i giusti lavino i propri piedi a gloria e onore del Dio Altissimo. Egli, in quel giorno senza notte, guardando uno ad uno tutti i cadaveri dei suoi nemici, presso il fiume Pison si disseterà col sangue dei giusti e degli eletti e, proseguendo oltre, terrà alta la testa.
Oracolo del Signore.
(08/11/2026)


