Dormono, negli accampamenti sorvegliati con selvatica rabbia, tra infossate gabbie, distanti qualche palmo di cubito l’una dall’altra, e misurate con dodici piante di bambù. Prima che faccia giorno si avveleneranno epoca e memoria, sulle gole ancora calde degli assenti sogni, che apprenderanno a parlare con la preistorica lingua dei fossili. Lontani da qualsiasi forma di bene, coloro ai quali saltellerà la lingua sulle mimetiche ombre separatiste, armate dal proprio movimento tattico, sapranno presto che il loro tempo diverrà bocca da risveglio per i morti e per quelli che si credevano diversi, ferocemente diversi, da chi nulla vede e niente ascolta.
(24/08/2026)


