E perché, attesi dall’inquieto, muovono le nostre palpebre verso i bui retroscena di questo duplice orizzonte, a dodici passi esatti dal mare che ribolle, lì ove ad emergere sono soltanto lamento e pianto per quelli che, come loro, non saranno più, trafitti nei quattro punti cardinali dalla lama longitudinale di una lingua che l’infinito mugghia per la sepoltura del caos, esaltazione delle armonie in un’eclissi dell’uomo che scintilla in questo sangue verticale ben oltre la cerulea terra, la quale scorrerà tra i nostri occhi nascenti, per ciò che del domani fu a tutti annunciato con la voce stellata di una luce che, nel suo bacio innocente, sorgendo ci precorre e ci accade.
(11/04/2026)


