Tu, la prima e l’ultima, giacché oggi siamo e non siamo

«Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro!» (Gv 20,16)

Affinché davvero io sia
e la notte muoia.
Guarderai, ancora guarderai
questi occhi che t’hanno amato,
tanto, troppo,
e i tuoi pensieri muteranno nei miei.
Una sintesi senza sconforto,
una razionale dimensione
rallentata dalla percepita scomparsa,
dalla separazione simbiotica
che al bene aggiunge la speranza,
la stessa che muoverà i tuoi battiti,
i tuoi passi,
verso la pietra viva del mio presunto passato,
nuovo, mai nato: il mio sepolcro.
Tu, la prima e l’ultima,
giacché oggi siamo e non siamo,
abbracciati a una stagione di cieli interminati
per il giogo a noi intimo del bacio dell’eternità.

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