Colui che mai sapemmo amare da vicino ci abita

«Ora parla il mio diletto e mi dice: “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! Perché, ecco, l’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata;» (Ct 2, 10-11)

Colui che mai sapemmo amare
da vicino ci abita.
Senza badare l’offesa mortale, prese come sua dimora
l’anima nostra e come vive membra il corpo.
Così, trasfigurato si mostra in chi vuole,
dal minerale all’uomo, con abbondante spirito
e attraverso la sua pietà ci trattiene, vivi,
nell’interezza di una vasta connessione
dell’essere di se stesso figlio e padre.
Con voce soave, infine, si rivolge all’amore,
stesura in terra della sua predilezione,
per fecondarci col suo anelito costante.
Il mai cenere, il principe della misericordia
e la risurrezione piena,
la costruzione celeste su pietra e verità,
scartata da coloro che mai lo conobbero
e che della riconoscenza ne fanno tini di veleno,
chiama tutti, ciononostante, alla svolta,
per la scomparsa dell’inverno, per la pioggia cessata,
per la rifioritura dei campi e per il canto tornato,
all’adunata nel suo fedelissimo, innamorato bacio.
Noi, covata sempre più dimagrita alla ricerca del sole
all’ombra potente della sua destra e delle sue ali.

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