Amos

“Per tre misfatti e per quattro”


Il cielo disparve anche ai miei occhi.
Che forse io non credetti a quelle parole mai dubbio a me sorse, anzi. Non le avevo partorito io, certo, tuttavia il mio cuore era come diventato un grembo atto ad accogliere tutta la consistenza di una voce che in me vigilava ed assetata mi guidava verso lo spaventoso burrone. Ad accogliermi avrei trovato non una generazione, né le sorelle, le figlie, le madri. Per tre buoni motivi e quattro io piansi l’invisibile rotolo da me stesso inciso col sangue delle alleanze infrante, e rovinai la mia unica lacrima nel piacere di una seconda morte, la più generosa, la contemplata e l’attesa.
Fui annoverato tra gli empi come il malfattore, come disgusto per i disonesti, nemico degli assassini e obbrobrio dei potenti, criminale per gli idolatri e infine miserabile ai traditori, coloro tutti che l’ira e lo sdegno avevano procurato per le loro colpe, i loro misfatti, e per il loro consapevole distacco dalla legge, sciocchezza per le loro meningi dure, traviate e pervertite. Io, un dimenticato dagli uomini e allevatore di pecore ebbi per motivi che nemmeno ai custodi del mio recinto fu chiarito molteplici visioni riguardanti il giudizio imminente su tutte le Nazioni convocate alla grande assemblea.
Per tre misfatti e ancora quattro non potei mai tacere. Mi fu dato il dovere di annunziare non ai popoli bensì ai loro capi la giustizia rivelata per mezzo del Signore degli Eserciti, mio Dio al quale tu o Figlio donasti al mondo la dossologia finale.

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