“Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi è questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.”
(Sal 24, 9-10)
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Non mi lascerai digiuno, certo, lo hai posto come sigillo nel mio volere, il tuo giuramento. Farai ciò che di me è segnato nel palmo delle tue mani, anzi, lo vai già compiendo, secondo i tuoi disegni manifesti o i più reconditi, in verità.
Plasmami, orsù, secondo il tuo beneplacito affinché, quale opera concepita nel seno dei tuoi inconoscibili pensieri, generato a immagine e somiglianza tua, dagli spalancati cieli io discenda in te come creato e creatura: luce per dare vita alle ombre e illuminare la via, la tua via, e ultimo dei servi tuoi, cinto dalla tua giustizia, per ben disporre un popolo, nel popolo che ti sei scelto, alla riconciliazione, e che a te, a te soltanto vuol ritornare, su di una terra ormai dalla incurabile ferita, sopraffatta terribilmente dalle più ignobili devastazioni e dagli abomini più desolanti.
Sì, Padre mio. È certo: non tarderai.
Così, coloro che sono considerati governanti delle nazioni e che dominano su di esse, con i loro capi che le opprimono, vedendo l’opera delle tue mani, sbigottiti e increduli, si porranno la mano dinanzi alla bocca, tardi, mentre i giusti esulteranno, perché hai dato ascolto al povero e hai nutrito compassione per il pianto degli innocenti.
Certo, lo hai posto come sigillo nel mio volere il tuo giuramento: non mi lascerai digiuno. È per l’amore tuo, per il tuo amore immenso, che oggi, ancora, mi sazierò con il cibo dell’afflizione. Non posso farne a meno. Lo sposo è con me. E mangiamo sulla medesima tavola, con le mani giunte verso un pane diverso. Sì. Perché io sono tutto per lui, come lui è tutto per me. Se digiunassi, accadrebbe perché sarei privo del mio sposo. E chi può comprendere le inviolabili fiamme dell’amore? Egli mi chiama, non si nasconde, non aspetta oltre.
Tra questo mio tempo ed il suo, o voi, che siete chiamati a digiunare dal nostro cibo quotidiano, sappiate che sta per cominciare la più grande festa. L’umanità tutta è invitata.
Ma guai. Guai a chi rifiuta l’invito per non parteciparvi: io vi dico che, nel nome del mio sposo, non digiunerà nessuno, quel giorno. Perfino la morte si sazierà della sua morte. Ognuno avrà di fronte a sé due tavole e due pani, e due pani su due tavoli. Nessuno potrà mancare alla mensa del mio sposo.
Chi deve intendere, adesso, intenda. Chi non vuole intendere sappia, tuttavia, che la notte è avanzata e che il giorno sta per sollevare i suoi frontali, alzare le soglie antiche, affinché faccia ingresso il mio sposo, il re della gloria: ecco, perfino questo giorno ha fame. Della nostra medesima, ugual identica fame.
(05/11/2026)


