L’invito
Non mi lascerai digiuno, certo, lo hai posto come sigillo nel mio volere, il tuo giuramento. Farai ciò che di me è segnato nel palmo delle tue mani, anzi, lo vai già compiendo secondo i tuoi disegni manifesti o i più reconditi, in verità. Plasmami, allora, secondo il tuo beneplacito, affinché quale opera concepita nel seno dei tuoi inconoscibili pensieri, generato a immagine e somiglianza tua, a spalancati cieli discenda in te come creato e creatura, luce per dare vita alle ombre e cinto della tua giustizia, per ben disporre un popolo, nel popolo che ti sei scelto, alla riconciliazione e che a te, a te soltanto vuol ritornare, su di una terra ormai dispersa per le pesanti catene che vanno opprimendo gli uomini. Sì, Padre mio. Non tarderai. Così. I potenti, vedendo l’opera delle tue mani, sbigottiti, si porranno la mano dinanzi alla bocca, tardi, mentre i giusti esulteranno perché hai dato ascolto al misero e hai nutrito compassione per il pianto degli innocenti. Certo, lo hai posto come sigillo nel mio volere, il tuo giuramento. Non mi lascerai digiuno. Per l’amore tuo, è per il tuo amore immenso che oggi, ancora, mi sazierò con il cibo dell’afflizione. Non posso farne a meno. Lo sposo è con me. E mangiamo sulla medesima tavola, con le mani giunte verso un pane diverso. Sì. Perché io sono tutto per lui come lui è tutto per me. Se digiunassi, accadrebbe perché sarei privo del mio sposo. E chi può comprendere le fiamme dell’amore? Egli mi chiama, non si nasconde, non aspetta oltre. Tra questo mio tempo ed il suo, o voi, che siete chiamati a digiunare dal nostro cibo quotidiano, sta per cominciare la più grande festa. L’umanità tutta è invitata. Ma guai. Guai a chi rifiuta l’invito per non parteciparvi: io vi dico che, nel nome del mio sposo, non digiunerà nessuno, quel giorno. Perfino la morte si sazierà della sua morte. Ognuno avrà di fronte a sé due tavole e due pani, e due pani su due tavoli. Nessuno potrà mancare alla mensa del mio sposo.
Chi vuole, adesso, intenda. Chi non vuole, sappia, tuttavia, che la notte è avanzata e che il giorno sta per alzare i suoi frontali, affinché faccia ingresso il mio sposo: ecco, perfino questo giorno ha fame. Della nostra medesima, ugual identica fame.
(05/11/2026)