Venite e vedrete

Non era il giorno dalla consueta tranquillità delle anime né l’abitudinarietà, che si coniugava con la singolare fattispecie dell’imperfetto, dava leggerezza breve con la maestrale indecisione degli stessi lutti che stavano fomentando la loro rivolta in ogni attimo pulsante negli spodestati petti. Lo vidi passare mite e con un’anima, che si manifestò al mio cuore, da quell’umile bellezza universale tutta mossa dallo straordinario. In quel frangente compresi, nel definitivo, quale sarebbe stata l’esecuzione dai margini innocenti che avrebbe lavato le vesti degli uomini macchiate dalla disobbedienza originaria e fin qui evoluta in modo esponenziale. Nel ventre di mia madre, quando la luce vera toccò per la prima volta i miei occhi, aprendoli alla vita, già sussultai di gioia per la sua presenza. Una vita, la mia, trascorsa nella ricerca della verità, del cambiamento, ma soprattutto della più grande attesa: il suo primo avvento. La stessa gioia con la quale compresi che sarei dovuto diminuire al cospetto di chi era venuto nel mondo per illuminarlo negli uomini, con gli uomini, attraverso di lui, Figlio dell’uomo. E se i suoi non l’accettarono, al di là degli avvenimenti, delle nozioni epiche e delle cronologie storiche, oggi, lacerando il tempo e proiettando lo stesso evento a questo disarmante, tragico e drammatico contesto odierno, posso affermare ai miei fratelli, ai miei amici, ai miei simili ancora di più a gran voce, a petto sudato dalla parola, e in ogni tempo: ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Quanti lo accoglieranno, per volontà divina, saranno beati perché chiamati figli di Dio. Ho annunziato. Venite e vedrete.

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