Quell’Elia che deve venire

«Come è scritto nel profeta Isaia:
Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te,
egli ti preparerà la strada.»
(Mc 1, 2)

Il sapere, questa introduzione dalla manifestazione libera, inarrestabile. Fui anch’io e, in quanto di mio figlio il figlio, ne riconobbi un padre. Quale delle mie persone nulla perse nel gesto amplificato della sua presenza da subito mi fu chiaro. Lì, a ridosso dei me stessi, crebbe e ricrebbe un fiore. La mia voce spalancò i cieli e con putrido elemento accecai un mondo. Conveniva diversamente. Una voce squarciò dal cielo e i ciechi udirono, gli zoppi parlarono, i sordi camminarono e i prigionieri di lì a poco narrarono con la loro resurrezione l’annuncio lieto della vita.
Così accadde. E a ridosso dei me stessi io sfiorii nel nostro cuore. Conveniva che crescesse e ricrescesse affinché il sapere, incarnato dalle nostre incarnazioni, si manifestasse in un procreato stupore dall’introduzione libera e inarrestabile.


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