Mi hai sedotto, Signore

«Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre»
(Ger 20, 8)

Il giuoco, seppur breve,
calunnia questo istante abbeverato dalla nostalgia del secolo. Acquietatemi astri, notti della mia fredda insonnia: veloci. Spartitevi questo cuore dal battito fugace, dalla fluida emozione, e sia la celeste Volta ad annientare ciò che resta del mio primo abbaglio, della mia derubata infanzia. Monti copritemi, mari lasciatemi annegare nel vostro girotondo arcano, ellittico, come fossi un sasso lanciato dalle labbra di mia madre, che mi rinnegò nel suo grembo prim’ancora d’esser stato, io che non un padre ho avuto, benché il suo seme non fu mai dal cielo reietto. Io, il tuo paese vituperato. Mi hai sedotto, Signore. E sono qui. A dispetto dei dolori, delle malvagità che compiono le generazioni da generazioni. Hai prevalso e ne sono felice poiché ogni tuo bacio per me è amore che prega nel seno dell’eternità, dove in te io sconfino.

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