Giuda Iscariota

Immerso nei passi del giorno che lo aveva preceduto rimase nell’immobilità del silenzio afferrato dal desiderio del nulla, una sembianza di vuoto nell’emisfero della sofferenza che gli lasciò quell’appartenenza debita e solipsistica ad intrapreso distacco, non solo da se stesso e dalla voce che albeggiava in lui un tutt’altro. E s’inabissò, senza mai tentennare, verso le gravi pause di quello che sarebbe diventato nel suo smorto, divaricato spazio, l’ultimo suo solenne olocausto. Non bastò amore, né denaro, né perdono. Perduto in se stesso neanche il compimento del suo bacio scrisse una parola nel suo cuore quando, a collo già teso, col cappio intrecciato finì nel campo disumano, sbalordito solo dalle turbe del silenzio millenario.

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