Sul governo

Felice quel popolo che ha per governo l’amore del Signore.

Una nazione si riconosce da chi la governa. Tali, infatti, sono i governanti, tantopiù i governati.

Misura di un governo: non la crescita, non il benessere, né la cultura. Il potere. Così gran parte del popolo vivrà dedito alla supremazia del paese, il quale non avrà pietà dei suoi patrioti.

Vuoi un popolo sottomesso a chi lo governa? Più della sferza non fargli mancare né l’aratro né i buoi e il suo valore per lunghissimi anni sorriderà al potere.

La stasi. Un governo che poco si da nel fare e nel promuovere avrà stabili fondamenta al contrario di quello che per i suoi governati si muove troppo, e nel bene e nel male.

Sarà ricordato più un giorno di governo autoritario che mille vissuti sotto un governo pacifico, leale. Questo accade perché l’uomo è troppo spesso privato dell’intelletto e, cosa ancora più grave, della ragione.

Quando si sommuovono i popoli l’unica via per il governo è quella della violenza. Perché? Il controllo della pace non ha mai portato lungimiranza al potere, dunque è l’escluso principale tra i suoi obiettivi e interessi.

Figlio, la pace sta alla pace come un governo sta al governo.

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