Dal suo seno ancora nasco e nel suo tono canto

«Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.» (Gv 12, 1-3)

Tutto quanto sarà dedotto in piena semplicità dalla polvere.
Anche se il tuo cuore sembra essere triste, sospinto dal vento della notte, o amore, lascia pure che il tuo respiro m’avanzi e le tue lacrime, ali del più innocuo firmamento, bacino questi piedi e i tuoi capelli, cupi, adagiali partendo dalle mie ginocchia come per asciugarle dal futuro male.
Occhi, gocce di madreperla dalle quali tutto nacque in te, abbracciate infine questo sguardo luminoso che sapete bene quanto e quando andrà spegnendosi.
Così accadrà, quando isserai verso il mio corpo il tuo fine lamento, che perfino il cielo si desterà perché non abbia mai a perire la verità, il sentimento, la speranza, la ragione.
Dopo il mio intimo tormento bacerò i tuoi piedi, suggerò alle tue ferite per saziarle nel dolore nel quale m’hai saziato e quando il mio costato vorrai coprire comprenderai che da quelle feritoie ho amato e amerò per sempre te, timido raggio di sole, riflesso nel mare per pietà della luna, che oggi appieno rappresenti non solo l’umanità intera e il mondo ma la creazione tutta, racchiusa, o dolce rondine, nel beato grembo dell’aurora. E dal suo seno ancora nasco e nel suo tono canto, creando ancora.

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