Vuotato del flusso corale dei pensieri e delle parole

Vuotato del flusso corale dei pensieri e delle parole io giungo a te con un corpo che più non sento in me e che, malgrado la fisica, più non m’appartiene.
Ed è la voce, in suoni che dello spartito arcano sposano il febbrile nell’inconosciuto, a rinnovare il perimetro di quel respiro che mi ha voluto interno nel bacio inconsueto, erto, delle tue vette innocenti, non più silenziose, e che della mia nuova sostanza recano all’uomo luce, o aurora dello spirito, nel graduale impatto con l’armonia perfetta della tua visione.

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