Vuotato del flusso corale dei pensieri e delle parole

Vuotato del flusso corale dei pensieri e delle parole io giungo a te con un corpo che più non sento in me e che, malgrado la fisica, più non m’appartiene.
Ed è la voce, in suoni che dello spartito arcano sposano il febbrile nell’inconosciuto, a rinnovare il perimetro di quel respiro che mi ha voluto interno nel bacio inconsueto, erto, delle tue vette innocenti, non più silenziose, e che della mia nuova sostanza recano all’uomo luce, o aurora dello spirito, nel graduale impatto con l’armonia perfetta della tua visione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Nella esecuzione sprovveduta del censurato non essere

Troppa modernità. L’allegria non è più un vezzo degli uomini sempre più sorpresi dalle pochezze dei loro simili, i se…

In concentrati di gradualità eteree

Dei sistemi agglomerati e massimi lo sfinimento. Non basterà più l’aggiunta di valori affini all’estremismo quantico nelle dinamiche dei moti…

In fraudolente pause d’insonnia

In fraudolente pause d’insonnia la vita e la morte proseguono i loro disanimati comizi entrambe imputate ad indagare su chi,…

Particellari spazi e moti dagli eventi inauditi

Particellari spazi e moti dagli eventi inauditi, le ombre dal precipizio immoto completano il rigurgito del mattino. Stelle, astri senza…