Vanno, con alle labbra i veli azzurri e lievi

Vanno, con alle labbra i veli azzurri e lievi,
di approssimare l’alba liete, le nostre donne,
le armate dei cuori, le imbarcazioni sonnambule,
per infrangere le cupole del solo silenzio
ed infiltrarsi entro il sabato delle anime
prima di manifestarsi al verticale cielo,
o smania che lasci tendere il corpo
come un arco che illumina il petto,
o candore inquieto dell’essere,
forma e canto del perduto smarrimento.

Vanno, con alle labbra i veli azzurri e lievi,
le nostre donne, liete di approssimare l’alba
per gli acrobati nascosti dei disparati cieli,
con quei scarni seni dalla mai sopita miccia
per dissetare le volontà di chi sospiri schiude
gemendo nell’infinitudine della pacifica beltà.

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