Una voce il seno del collo punge, l’astringe

Una voce il seno del collo punge, l’astringe.
Io la osservo mentre con astuzia si stacca dall’ombra del suo timbro e precipita nel cielo del mio spazio dove i miei presunti vivi seppelliscono i loro certi morti di un remoto che si fa largo in una conta senza età. Prima di posare il mio capo come un uccello privo del suo nido stendo i pensieri dei transumanti pensieri su di una valle sconosciuta e distribuisco la loro umana veglia tra similitudini che nutrono e si moltiplicano, si moltiplicano e pascolano.
E il collo del seno punge una voce, l’astringe. Essa ripossedendo la sua ombra s’eleva dal mio spazio e con facoltà di luci e ascese nel gran vien vieni da cielo a cielo va.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Tra i banchetti ultimi della terra

Sfigurato dal contesto umano donde con esatta scienza posso addurre che da lì, ad abiurate nazioni che impongono popolo ai…

Ecco compiersi in divenire il verbo

Affinché vi sia noto. Poiché in quanto alla misura non è più il valore dell’azione né il bisogno che nutre…

Nell’urna spalancata dai cieli dei miei fenomeni

Vivo sepolto nel sorriso degli angeli e, a convissuto etere, la mia provvisorietà si eleva in te, regno che tutto…

Al silenzio coniugato

Fervo. Di quest’ora immota è l’infinità che brilla sul pentagramma dell’uomo al silenzio coniugato.