Un imbuto di colori volgeva l’evitabile al mio essere

Occhi sfusi, degradati,
pendevano nello stacco
del piacere, del mutevole,
con la miope distanza
che surclassava ogni miseria,
ogni diradato ascolto
posto in essere
dal morbo decaduto
nella perversione innata.

Emerso da tale circostanza
la sensazione che primeggiava
suppliva la presenza mia stessa
che ovunque dimorava
si dipanava in un paese nuovo,
uno slabbrato ricovero dei sé
morso da un imbuto di colori
che oscillando tra le fiamme
volgeva l’evitabile al mio essere.

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