Tu che hai disvelato il tuo mistero ai miei occhi

Il tuo viso placato sul mio attinge a quell’intimo tacere ove la parola non si lascia osservare dal pensiero per sovvenire ad un’unione longeva e mirabile, lontana dal frastuono che un mondo tutto ricoperto di fango e argilla e avvolto del suo sempre identico sé comporta, inevitabile, come la scure che si abbatte senza mai scindersi sull’affanno di chi reca scandalo e male. Altro non dovrei sperare nella mia pacifica condizione e nel contempo sì misera che mi porta da umanità ad umanità sulla preformazione dell’essere. Ma tu, tu che hai disvelato il tuo mistero ai miei occhi, li abbrividi e mi rinnovi.

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