Tenerissime feritoie di atlantiche infinità

Come quando l’illusione muggisce
nell’andare della saetta sovrana
lasciando credere ad un mare ubriaco,
così l’assenza mia coltivo,
approvato dalle rondini bianche,
nel gran tacere di maggio.
Oh, fortunato quel seno
nel quale, per ingravidare l’uomo,
si abbatterà la schiusa mano.
E beato quel fiore,
languido e slabbrato,
nei petali sguarniti del quale
generazioni di rose solleveranno colori,
tenerissime feritoie di atlantiche infinità,
per l’amplesso definitivo del caos.

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