Sul volto inverso di chi lesse

30 Giugno 2020.
Appena la data mi apparve sul volto inverso di chi lesse non era più dentro il tempo del tempo la stagione più amata.
Avevo un sogno, copriva naso e labbra quel tanto da farmi riconoscere non solo dai vivi, purtroppo. Le mani libere mi furono fasciate per mangiare la scrittura prima di anteporla al tutto. Anestesia dei sensi, piansi la morte senz’accorgermene quando, nell’opera di solidificazione della penultima lacrima, riscrissi la tragedia del mondo. Un pianoforte suonava lento, a scandito ritmo, la mia gola premeva i tasti e muti uccelli cantavano l’inno al silenzio ad una platea che applaudiva ritta, sorda, immobile. Tutti avevano lo stesso mio sogno in viso, tanto che quando mi alzai, confuso nella massa, nessuno seppe riconoscere nell’altro il musicista, né il cantante, tantomeno il pubblico, suscettibile verso se stesso, scettico. Solo il pianoforte, libero da qualsiasi sogno, denutrito nei sentimenti si lasciava mirare quasi fosse bilanciato dall’asta di un violoncello che sfigurava occhio dopo occhio il tempo.
La processione per il mondo s’era ormai avviata, i bambini senza ordine pari seguivano il solito pifferaio e gli adulti, gli adulti cantavano il lamento solo per loro. L’egoismo prese la forma dell’orologio issato in una decina di metropoli quando, rotto il muro del pianto, caddero i mari e declinarono monti. Si dispersero le nuvole, i naufragi si disperavano per la loro inutilità d’essere e le guerre furono dichiarate orfane di patrie. Sui maxischermi di tutto il mondo lampeggiava, tuttavia, a notte fonda, nuova, una data da celebrare. Questa nota, però, non saprei ricordarla. Solo chi la lesse potrebbe riconoscerla.


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