Sotto la specie dei più acuti pensieri

Lugubre, come per il sasso
lo stesso stagno che ripiomba
nella sua destinazione misurata,
così può apparire un certo vuoto,
circuito in sembianze umane
sotto la specie dei più acuti pensieri
per i quali molti s’inclinano
all’abbondanza tetra della desolazione.

E inconsapevoli ci flettiamo, noi,
dinanzi allo spreco del marciume,
foriero vetusto dell’immobile danno,
lo stesso che non frena il ferito cervello,
quell’ala acuminata della mente di alcuni
che non osa flettersi con l’altro,
indifferente mondo che non muove l’occhio
se non per gustare la rugiada dell’ultimo viaggio.

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