Sorgivi lutti a coppe dei tanti marzo morti e morti

Sorgivi lutti a coppe dei tanti marzo morti e morti
quando molti avrebbero taciuto per non sguarnire gli occhi,
lacrime sì funeree tanto da vanificare sparse commozioni,
storie di adulte storie riconcepite di paese in paese.
Eppure voi che di bianco andate in fila umana, adesso,
a due a due, infanzia lieve che si fa carro e sale su
dove gli angeli l’attendono all’ombra dei fiori di mandorlo
per spalancare loro la dimora d’aprile, nell’estasi ritrovata,
comunione di anime, corpi, non più a due a due,
né sperduta bellezza di una circoncisa realtà. Eppure voi.
Erratica luce nel traboccato istante, oh verità promesse,
abbagliate gli occhi di chi vi guarda, di chi v’aspetta,
di chi vi sogna, di chi vi piange, di chi vi ricorda.
E di chi sommesso e di fortuna sfollato e maturo
le mani posa in petto a sera tarda e fiori spezza e ancora parla.

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