Sorgere del dubbio pluriforme di vita esteso

Sorgere, alla fonte dell’insonnia,
del dubbio pluriforme di vita esteso.
Ecco. Guardo a quel giorno,
alla meraviglia chiusa tra queste labbra
ed un silenzio effuso da un’arietta amorfa.
Non io m’allontanai dall’infanzia,
come natura incombe nei legami e nei meandri.
Fu ella, già di matura flotta in contaminata sete,
ad abbandonare il mio ridotto sguardo,
io che dal grembo del sorriso
avrei voluto un seno per acerbo latte, ancora.
E fingere un dolore quando è il dolore
a fingere nulla essere in virtù di una sua creatura,
per tratti e forme immobile,
finché la strada luminosa che verte giorno:
e innamorarsi, fedelmente innamorarsi
con stupore ritrovato
con alla fronte un mare, silenzio,
e petto, nel rigoglio di sua verde fiamma,
il maturo bacio che mi desta,
palpito di morte.

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