Sono l’ultimo e il solo, il silenzio e nessuno

Provieni da una pace sì diversa e distante che non ha moto il mio linguaggio del vivere. Non abiti nessuna creatura umana, forse, nessun mio battito? E questo sangue abbondante e bollente, fitto d’inconsapevoli similitudini genetiche, eretto a specie indimenticata e unica dalla nostra stagione d’amore, è il tempo del più appassionato luogo tra cellule danzanti e sapienza innanzi al bocciolo puro del tuo mistero convertito? Il mondo ha una sua logica eventuale, e questa è impressa nella contraddizione del vivere. Tu, invece, hai espresso nel mio cuore l’immota direzione dell’essere, facendolo con tutta la dimensione della bellezza. E tant’altre t’appartengono, poiché sono strati di realtà estemporanei generati da una sovrana volontà di cui tu sola sei l’impronta filiale e materna, l’unione delle nostre imperscrutabili vie, la dominatrice. Il fine avrà il suo corso come ogni principio in ogni sua fine. Vedrò il giorno tramontare nei miei occhi e udrò la sera lamentarsi alle mie spalle, saprò del mare in cattività smentico della sincera traduzione del vento nei miei reconditi pensieri. Avverrà perché questo è il dono più alto che mi è stato concesso, il traguardo cui nemmeno osavo aspirare, la grande facoltà che oggi ti parla con occhi brillanti. No. Non dirmi della euforia ch’empie il petto quando l’anima vuota se stessa nell’approssimarsi dell’alba, e che ogni principio conoscerà il suo principio conscio del finimento, del cominciamento. E se i miei pensieri saranno l’effusione della tua essenza, il mare sarà nient’altro che i tuoi occhi innamorati e nudi, e il vento leverà il mio respiro ultimo verso le definitive tue altezze. Ti posso rivelare che sono l’ultimo e il solo, il silenzio e nessuno.

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