-( Si schiuda il ventaglio del giorno )-

Scevro dal possedere sorrisi, lucidità che mi sfianca,
quando non a te volgo i miei sguardi, maggio maturo,
rosa dei miei canti che agli occhi dei miei occhi
mari alti m’hai donato senza badar l’attesa,
tu che del tempo ne hai composto voci e trame,
consolazioni e misteri. Perla dell’abbandono, oh – Primavera!
In te vorrei finire, in quel tuo perpetuo ricominciare, –
amplesso tuo che l’anima rigenera e solleva –
per essere l’abbondante bacio che sul tuo labbro viva
e che asciughi dal tuo linguaggio materno l’arcano,
quel fecondo dolore che troppo il cuore t’appassiona,
prima di rivelarti l’irriferibile amore mio differente,
così poco umano, a tratti paterno e in altri ti confesserò
-( si schiuda il ventaglio del giorno )- intraducibile.
Primevo alfabeto della mia genesi, scomodo e definitivo,
e archetipo della combustione meno ermetica
di ogni mio pathos, di ogni mia ebbrezza intima e universale.

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