Selettive fragilità in solenni paesaggi di silenzi

E adesso, come mai così vicini,
prima di separarmi da quest’ora,
mi accorgo d’esser, al pari tuo,
in te solo,
nomi che più non hanno voci,
voci che più non hanno suoni,
selettive fragilità in solenni paesaggi di silenzi
che nessuno avrà mai necessità di svelare,
d’intaccare, se non per la presenza misera
di pensieri corrotti, umani,
che lo scandire del tempo potrà forse sanare,
temprare, all’anima del nostro canto avvicinare
ma, in forze naturali di leggi basiche non individuali,
resteranno personificazioni identitarie del non etereo,
in geni pressappoco esistenziali e, per profondità di vedute,
sempre più complici, dunque
sulla dirittura dei fronti logici dal contro petto invano.

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