Sei l’attesa che smentisce il mio dolore

Manchi al momentaneo incontro dei miei occhi. Il peso delle ore disabitate dal tuo sorriso, da quell’anelito di vita che più facilmente mi rende uomo, scuote ogni frammento dei miei pensieri lasciando dissigillata questa ferita, la prima vittima dei nostri giuochi. È lontano, è così distante il tempo che combacerà i nuovi orizzonti nei nostri anni, che trasmuterà l’istante sorto per la realizzazione di un’antica promessa e che trasfigurerà i nostri ruoli nella perfetta semplicità dei corpi così maltratti in questo esilio di cenere e carne? Non m’è dato saperlo. Tu, però, sei l’attesa che smentisce il mio dolore, la certezza rinnovata della mia quotidiana infanzia. Il volere incarnato nell’unica sostanza che ti rende compagna e madre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Oltre non chiedere a chi l’elusione violenta conduce

Oltre non chiedere a chi l’elusione violenta conduce. In balìa della stagione, il vento suo, è la tempesta in fasce…

L’infanzia, talvolta

L’infanzia, talvolta, prevede un solo istante: essere.

Eccezione

Povero quell’uomo che possiede la violenza negli occhi e che la subisce. Io vi dico che ha già ricevuto la…

Gioia. Quale e quanta quando avanzasti nell’anima mia

Gioia. Quale e quanta quando avanzasti nell’anima mia, finanche nella mia carne, senza crear scompenso invano. Già, io che da…