Sei declinata presso l’esattezza

Tu, che il nome di queste labbra non hai potuto ricordare e che una mia sembianza di voce nemmeno hai mai portato dentro, stai appena ora, quando sangue sconosciuto scotta in queste vene opprimenti e astemie, declinando infine verso l’esattezza, luce incomprensibile che l’alba rende buia in chi ti ama e del mattino scioglie lacrime di marmo in pura brezza.
Dove mirare il tuo nuovo cuore se perfino gli astri bruciano di luce propria?
Forse né tormento né vittoria agiteranno i mari di domani sul tuo seno acerbo, dimora docile del tuo snellito dolore, ma solo una proiettata nascita sconosciuta in ogni suo compimento all’uomo, in un presente costante dal taciturno frastuono che ti svestirà da quella inflorescenza polare così arida d’abbagliare perfino il tuo profondissimo respiro. Ed il più docile, il miglior saluto che la terra non ha potuto esternarti per favorire nella rincorsa un violaceo cielo liberato da quei tuoi delicati e così confusi passi.
Ecco. Sei declinata presso l’esattezza.
Io sono immerso nella buia notte di questa estate che tende a morire per baciare il tuo nome appena compiuto, e che non potrò mai più ricordare, pervaso dalla sembianza di quella voce che mi ha, con sconcertante leggerezza, ferito d’inabitabili teneri anni fino a lasciarmi distendere, come un candido lenzuolo, in te dentro.
L’intimità della leggiadria appartiene solo a chi vuol rinascere.

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