Se a nulla serve il riposo dei tulipani

La lunga discrepanza dell’attesa odierna
mistifica l’arrendevolezza quasi fragile, involontaria,
sciorinata sui fianchi mai giovani della nostra sete.
E se a frequentare della speranza le timidezze
non sono soltanto le frescure degli anni,
figli di una generazione
votata fin troppo alle false certezze,
puranche le altezze presenti appaiono incontrollabili,
precocemente fallibili, nel vien vieni dei decreti e delle pause.
Inutile avanzare doveri sottendendo diritti, dunque,
se a nulla serve il riposo dei tulipani, a primavera sfregiata,
innanzi a una gogna da se stessa tradita e condannata
in questo meravigliato paese che non è più.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Perfino i cieli tremano

Vorremmo affermare forse l’inascoltato, indi porgerlo presso l’inaudito e revocarne, infine, la sua giustizia sempre più pretesa dai clamori dei…

Il tacere, a nome dei tanti

Il tacere, a nome dei tanti. Poiché non destammo le mattutine stelle dalla matrice dell’alba, quale sogno credibile al sogno,…

In diramazioni coercitive di spiacevoli masse

Non una realtà inconsapevole né multiformi dimensioni distratte ebbero piacere nell’abitarvi, uomini. E se ad offuscarsi come smorte candele furono…

Tu spargi fiori abbrividendo mondi

E nei tuoi occhi ci scavalca così - premurosa, meglio forse non pensarla - l’idea dei nostri anni, che lungo…