Screpola nulla, se non della pioviggine il laccio

Screpola nulla, se non della pioviggine il laccio,
avanza di una sfinge in muti toni l’ombra, la miseria,
come trasale un arpeggio l’infero, senza scale,
e dei fanciulli quell’anniversario smorto, dotta infanzia,
repressa gioia, recisa inflorescenza dall’infamia.

E della muffa poi quel sole, il reso della sera,
vittima clamorosa nel vermiglio fiore, la calunnia,
ora di confino nel tempo divallato, neve senza cielo,
per sfatto riso dall’ingenuità deposto, trasmutato a cenere,
di chi alla vita silenzio disparve, godere vano d’una tenebra.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Per originare la domenica

Oh, follia degli eventi! Pochezza di ogni perduto istante. Sono giorni, questi, dove perfino il vetro suole respirare l’inzolfata aria…

Nell’irripetibile desiderio di esistere

Bisogna che tutto abbia un termine nell’irripetibile desiderio di esistere. Soltanto chi comprende l’esatta misura del soffio vitale viene attratto…

Per tanto amore incarnato

«Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno…

Quanto più la gloria è matrigna degli uomini

Guarda: centinaia, migliaia di corpi che si muovono al suono del progresso, al tempo del corno. Alito smorto di un…