Rimani a testa in giù

Rimani a testa in giù.
Come un sopravvissuto al cielo capovolto un altro giorno t’è dato per compiere le tue parabole, le tue disoneste evoluzioni, acrobata di questo circo sempre più meschino, squallido, popolato da misere bestie costrette ad eseguire gli ordini comandati con la frusta dell’orrore dalla cosiddetta specie superiore, tanto che il macello resterà per esse, sino alla fine, un miraggio imbastardito dalla viltà dell’ineseguita apparizione. E sebbene oggi è il solito martedì mattina delle ore sette e venti tutte le notizie che assorbiremo saranno un fuori luogo e un senza tempo, un meschino schiaffo alla tua sovrana indifferenza, la tua differita, colossale bestemmia. Nel frattempo c’è chi ha disimparato le differenze di razza, di etnia, di religione, di orientamenti vari, eccetera, azzannando la tua lingua da vipera con i denti della luce, inaugurati dalle vie d’emergenza che esondano verso l’unica, sola patria di chi al cuore altro non ha che un fuoco e tre zaffiri, zoccoli per calpestare e la mano alzata per colpire e per fermare, tutto sopra di un carro creato con la medesima materia delle stelle di quaggiù, o azzurrità dell’essere e solennità dei fiori. Il castigo che hai sollecitato nell’anima collettiva di una schiera oltremisura umana è il marchio col quale sarai ambientato entro le tue avverse necessità, ed il plasma così cantato fino alle tue fauci sarà il tuo primo verbo accusatore. Sì, saranno anche i tuoi aborti celesti a guardarti negli occhi, a strapparti quella parola che hai negato ai piccoli, ai docili, ai miti, perché tu non abbia mai più a comprendere chi eri e chi sei, confondendoti con lo sterco in un mai sarai.

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