Questa mattina in cui ottobre vuol già finire

Le nuvole sono basse, senza riflessi,
questa mattina in cui ottobre vuol già finire,
come un amico che chiude la porta e va.
Il paesaggio unico e sprezzato
che ai miei occhi appare,
che lo spirito mio previene,
non appartiene al mondo
e tantomeno all’uomo.
Si, questa mattina lo spazio è solo,
senza il fiato di alcun’anima
e di fecondo non vi rimane che il dubbio,
la doviziosa conta dei quotidiani drammi
estesi per ogni mancato sorriso,
per qualsiasi specie d’esistenza,
nella procreata tenerezza degli universali silenzi.
Eppure qualcheduno, qualcosa,
muove gli ordini mai sfatti
nelle orbite e nelle sfere tutte della speranza
quando un sole spande, improvviso, nuovi raggi
su di un’indorata terra
che timidamente al cielo anela
e che trasognata, in cuore libera,
evocando luce, al manifesto giorno guarda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Tra i banchetti ultimi della terra

Sfigurato dal contesto umano donde con esatta scienza posso addurre che da lì, ad abiurate nazioni che impongono popolo ai…

Ecco compiersi in divenire il verbo

Affinché vi sia noto. Poiché in quanto alla misura non è più il valore dell’azione né il bisogno che nutre…

Nell’urna spalancata dai cieli dei miei fenomeni

Vivo sepolto nel sorriso degli angeli e, a convissuto etere, la mia provvisorietà si eleva in te, regno che tutto…

Al silenzio coniugato

Fervo. Di quest’ora immota è l’infinità che brilla sul pentagramma dell’uomo al silenzio coniugato.