Quel principio di caratteri che fanno del solfeggio la parola

Fui estraniato per intero dalla mia voce interiore.
Introdotto fin sulle alture delle similitudini, con la difficoltà che aleggiava nell’algoritmo più insipido della mia esistenza, ebbi a creare la mia quotidianità al surreale promiscua. Crebbi e ricrebbe in ogni mia latitanza affettiva il bisogno inumano, primordiale, di stringermi al palato del suo respiro, all’interno del profilo che componeva ogni anelito di volontà, verità e vita, annesso alla pianta temporale e umana della condizione triplice che sovviene in tutto alla non solo contemporanea salvezza. E sopraggiunse al mio nuovo udito il suono, quel principio di caratteri che fanno del solfeggio la parola. Volle provarmi come uno strumento dal fiato rotto mentre un’alba, radente le sue caviglie immerse nei fiumi della luna, fece della consapevolezza la via interiore di una nuova dimora. La voce.

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