Quasi un lamento per i giorni a venire

Quasi un lamento per
i giorni a venire. I rami
che, sulla stretta via, s’inarcano
e per il vento si rincorrono
fanno da preludio all’orizzonte.

Volgiti a me pioggia che
non tardi a ruggire, latte
spalmato sulla fronte come
una scheggia che la saetta
infligge al sorpreso airone.

Oh quanta tenebra s’è assopita,
come un valoroso che,
dopo l’ennesima lotta, non
previde altro confronto
e per questo mai conobbe trionfo.

E tu paese, che nel silenzio
della notte, in un’aria inzolfata,
espandi al macero i tuoi
ultimi sogni, fai bene a titubare
nella madre d’uno sguardo profondo.

Hai contestato l’algebra del dolore,
il vertice sovrastato del tuo
ligneo anno, l’implacabile
che, dando coraggio al misero,
elementi e potenze, umiliandole, ribalta.

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