Quando del cielo il delta incrocerà i tuoi paralleli

A quale prodigio nefasto,
in quali processioni da ritardo genealogico
e per quante sonorità in disaccordo
discostiamo il polso della mente?

Dimentichi che tutti siamo i chiamati
alla foce del marchio insuperato,
come viaggiassimo a spenti occhi,
disperdiamo anima e speranze
al palo dei vecchi, mai protesi orizzonti.

Molti, eppure, hanno mani lacerate dal sacrificio
ed altrettanti fremono per essi,
col petto in aria per la svestizione dei minuti.
Oh, estrema sintesi nel tripudio dell’inganno!
Quanto svetta l’altrui tormento attivo
sui remoti controlli delle lucerne ausiliarie.

Abbai pure il secolo col suo aguzzino,
svesta un paio di ventricoli qualche cuore,
smettano d’infuriarsi le sacche dei toraci.
Non temere, tu non estinguerti dal parlare,
prosegui la tua corsa, alimenta il presagio
e il tuo pensiero colga l’inespresso,
fiore nudo sull’irriverente monte.

Al primordio inevaso della ormai primavera,
quando la globalità è monda in quattro quarti
e tutto ciò che resta è delirante sinfonia,
credi che l’onda del concetto non può eludere l’insuperabile,
accogli la stagione più onesta del giorno meno luminoso
e forgia la sua passione nella pulsione dell’istante.

Fiumi d’azzurra neve, pronti al disarmo boreale,
sapranno sorridere al tuo sguardo mai confuso
quando del cielo il delta incrocerà i tuoi paralleli,
ormai esauditi e già perpetui puri sogni,
e in alto sorriderai, sì, riflesso dell’essere d’ogni umanità.

Poiché tu sei la generata delle generazioni
nonostante il presente t’appaia già come un dimenticato.
Strepita e stridi per questa tua metamorfosi a colomba
porgendo un bacio d’amore sulla neo-natalità dell’anima.

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