Pupille roventi, vedette nel fuoco

E il silenzio degli oppressi,
degli ultimi, non vi darà più pace
né ragione.
No.
Essi hanno appreso
la scorciatoia che porta al dolore,
sono le chiavi spezzate
della solitudine degli astri,
il fiore che alla morte si presta
prim’ancora che di sangue
la terra s’irrighi e l’aria si rinnovi.
Che se occorre il nome
per sentirsi chiamare sul serio
come osano gli uomini
divengono ancora più niente
vestendo la gloria della povertà,
questa strana e modesta rinuncia
che li rende visibili al buio
e pupille roventi, vedette nel fuoco,
che magnificano la vita, l’innocenza,
nell’orbita generazionale dell’aurora.

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