Pupille roventi, vedette nel fuoco

E il silenzio degli oppressi,
degli ultimi, non vi darà più pace
né ragione.
No.
Essi hanno appreso
la scorciatoia che porta al dolore,
sono le chiavi spezzate
della solitudine degli astri,
il fiore che alla morte si presta
prim’ancora che di sangue
la terra s’irrighi e l’aria si rinnovi.
Che se occorre il nome
per sentirsi chiamare sul serio
come osano gli uomini
divengono ancora più niente
vestendo la gloria della povertà,
questa strana e modesta rinuncia
che li rende visibili al buio
e pupille roventi, vedette nel fuoco,
che magnificano la vita, l’innocenza,
nell’orbita generazionale dell’aurora.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Per originare la domenica

Oh, follia degli eventi! Pochezza di ogni perduto istante. Sono giorni, questi, dove perfino il vetro suole respirare l’inzolfata aria…

Nell’irripetibile desiderio di esistere

Bisogna che tutto abbia un termine nell’irripetibile desiderio di esistere. Soltanto chi comprende l’esatta misura del soffio vitale viene attratto…

Per tanto amore incarnato

«Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno…

Quanto più la gloria è matrigna degli uomini

Guarda: centinaia, migliaia di corpi che si muovono al suono del progresso, al tempo del corno. Alito smorto di un…