Pronto alla parola di un udire nuovo

Distante dall’imprescindibile,
accovacciato di traverso sull’emisfero nord estivo dell’onda boreale, tentai di esprimere, a parole d’uomo, ciò che l’uomo non può, evidentemente, dirigere a propria comprensione. E masticai l’altrui rabbia, l’altrui ipocrisia, mescolate ad arte nel frastuono della mia incredulità; un’arte ignobile, vile, che ravviva la sua forma nelle discrepanze dell’orgoglio e del fallimento di una società retta esclusivamente, a livello gerarchico, a mo’ di sproporzionalità impietosa-bellica, dal triste, osceno, disgustoso affratellamento verso il sempre più armato interesse. Altro non aggiunsi in tale separata e illogica distensione dall’imprescindibile e, mosso a mio vantaggio dalla consapevolezza non solo umana della barriera che lasciava opporre l’innocente con l’impunito in un confine sferico quasi lercio, inoppugnabile, alle quattro direzioni che rendono questa terra un labirinto d’ipotesi e di malaffare, mi lavai dalle impurità derivanti dalla deviazione di massa e rimisi alla voce che mi scorreva nel sangue delle volontà un arbitrio non più libero e pronto alla parola di un udire nuovo.

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