Per il tempo dei ginepri e delle viole

Una tavolozza di colori prendi
e stringine il flusso nero, noia per gli abitanti del lutto
e rovine per i mendicanti senza il gusto adatto alle miserie.

Poi scrivi con il sangue dell’ariete
di come la genuflessione della carne e del pensiero
non osa compromettere i decreti sigillati per ogni arteria.

Ascoltami, dirai.
Senza null’altro aggiungere,
volgendo lo sguardo al settentrione dopo e ad occidente poi,
non temerai la freccia velenosa dei mentecatti,
il dardo che nella vile notte violenterà la sua balestra
poco prima che l’alba tutto copra con il suo funerario manto,
suo legittimo sposo.

Ecco. Io esaudirò le prigioni umane dei falliti sensi,
degli storpi bisogni e delle inorgoglite doglie
lasciandoli vagare per il tempo dei ginepri e delle viole
come pula che il vento stringe e scarta,
affinché si raffinino le spade, le balestre, le lance, le asce,
nelle elezioni sorprendenti delle vittorie tutte
tra solenni celebrazioni manifestanti sulle asole dei venti
rigurgitate a raffica dalle vittime redente
in chiaroscuro – riprendimi la tavolozza dei colori –
sugli sbalorditi suoni, cori che annegheranno nei loro padri,
rettificati in massa nel temerario petto del crogiuolo.

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