Oh i Carri, quei favolosi diamanti settembrini

Avete la mente imbarazzata. Posseduti da uno sberleffo di troppo, dall’aguzzino che più tardi potremmo definire tarlo, vi siete adoprati come scimmie imbellettate dalla ragione a rendere eunuche le vostre anime. Già. Che vi piaccia o meno, anche voi ne siete dotati e ne sgualcite il sonno. Oh i carri, quei favolosi diamanti settembrini guidati da feroci cavalieri, questi a voi sconosciuti uomini-cavallo. Eppure gli avete dato un culto, rubricandoli come sinfonie occulte di epiche deità, le uniche a farsi beffe di voi, elevate agli onori del firmamento e delle vittorie. E forse è un bene, un segno dello sgomento che talune volte assale prima lo stolto e poi una buona branca della cosiddetta scienza. E forse è un male, perché questi epici personaggi non hanno deità in loro se non nella vostra immancabile idolatria, e non possono nemmeno ringraziarvi per i tanti sacrifici inutili in favore di nomi infedeli e infausti. Ecco il tarlo, la peste, l’arroganza: oh certezza di chi l’animo vigila! Vinti i fasti dell’intelletto avete la mania di sorridergli.

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