Non torneremo, forse, ai legacci della vite

E vorremmo comprendere,
così, senza farne alcuna memoria,
il lieve alternarsi dei luminosi frammenti
che governano le variegate idee
determinate dai mai sopiti fervori dell’esistenza?

Noi, che meditiamo inconsapevoli
con l’adultera bocca del cuore
sulle avide necessità dell’altrui pensiero,
davvero, per davvero ci rendiamo capaci
di fingere a noi stessi l’equità di ogni essere.

Coloro che ritengono di possedere l’ultima parola
sono la realtà condannata dalla parola stessa.

La stoltezza che oramai ci prende in giro
pende dalle labbra dei creduloni,
ovverosia di coloro che ostentano il sapere
fomentando il dubbio delle ustionate lacrime
nei paraggi della scienza incapace, ingannevole.

Non torneremo, forse, ai legacci della vite
né l’acino tenderà verso il suo maturo conforto,
poiché la vigna che scuoterà qualsiasi coscienza
ha già sacrificato dei suoi tralci l’essenza naturale
che frutto sopra frutto la peste raccoglie e poi calpesta.

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