Non temere della rosa la puntura dal verde sonno

Non temere della rosa la puntura dal verde sonno,
l’infelicità scorre a fiotti lungo i pendii dell’esistenza
e quanto più dolce il dolore sovviene tanto più la delizia.
Ascolta. Questa notte ci osserva come una madre.
E tu falla gridare. Quando immerso nelle acque selvagge
a infuocati occhi prederò i tuoi, vorrai arpeggiare, sì,
l’anima tua sulle mie mani, salate, sveglie, affamate di te,
e tanto più il buio disterà dal tuo corpo, emergerò tra noi,
tuono che vita saprà dare al lampo, io, l’estratto alla luce,
per colmare la mia sete, sanarmi d’assoluto,
e affinarmi al prodigio del tuo petto che sconfesserà l’alba.

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