Come quando uno fugge davanti al leone e s’imbatte in un orso; come quando entra in casa, appoggia la mano sul muro e un serpente lo morde.
(Am 5, 19)
Nell’undecimo giorno del mese ottavo, nell’anno venticinquesimo della duemillesima età, la parola del Signore è scesa su di me, in questi termini: figlio dell’uomo, alza un lamento e intorno, tutto intorno ad esso, misurane l’inquietudine e pesane il terrore. Infine, poni al centro i suoi sette guai. L’insulto alla vita cerca vie di fuga: anche se sembra aver avuto la meglio, in verità, è già stato sorpreso e condannato, poiché coloro che lo hanno concepito e fiancheggiato hanno radunato, contro se stessi, il mio giorno, il terribile giorno del Signore, abbreviandone i tempi.
Ebbene, figlio dell’uomo, tu parlerai così:
Prestami attenzione, terra,
con tutti i tuoi vigneti e i fiori da campo.
È urgente.
Sì.
Perché hanno vangato,
per i giorni dei giorni e per mille denari,
il suolo riservato
alla sepoltura delle acque e dei granai.
I canti degli usignoli sono appassiti
tra i becchi seviziati delle rondini,
e i mercenari hanno devastato
ciò che brillava e olezzava tra le ficaie.
Il mosto è avariato.
Il pane viene venduto,
al portico dei maiali,
per un morso di cobra
e un assaggio di caviale.
Abbassate il capo.
Non sdraiatevi sulle ore dal sonno infedele.
Lì, dove il cibo sembra sussurrare
con voce fraterna,
è la morte ad attendere.
Ad altezza umana.
E disperate migrano le lacrime,
deportate, a fiotti a fiotti,
come una moltitudine di cetre profanate,
incapaci di emettere più suoni,
quasi nullificate, annientate,
nelle loro inestimabili identità.
La città è diventata
un covo di rapaci senza nido,
dove solamente ossa vi germogliano,
oramai.
Scorrazzano le volpi, lì,
dove hanno edificato un deserto,
volpi che hanno appreso a parlare
lo stesso linguaggio.
Esse dicono l’una all’altra:
pace, pace,
mentre guadano l’imporporato fiume
con il fiuto dei predatori più abili,
e con clandestina bava
che si mescola al sangue esondato.
E fiorisce il deserto,
fiorisce di terrori e di misfatti.
Oracolo del Signore.
Sopra una popolazione di visibili trasparenze,
si è spenta la planetaria quotidianità.
Lì, dove hanno edificato un deserto,
sul tamerisco della steppa più impotente,
più infecondo,
hanno appeso i canti dell’innocenza,
della giustizia e della verità.
Sì.
Perché hanno vangato,
per i giorni dei giorni e per mille denari,
il suolo riservato
alla sepoltura delle acque e dei granai.
I vigneti producono soltanto agresto
ed i fiori da campo,
i fiori da campo,
sono diventati come carrube per i porci
e armi per i pastori,
per i contadini e per i mercenari.
Oracolo del Signore.
(11/08/2025)


