Non ai crisantemi che sventolano l’aria

La bruttura della vita
non è nella mutilazione dell’attimo,
tantomeno la precarietà del sentimento
che mai la rinnova.
È l’uomo, come un dramma disonesto
in cui la prima voce non appartiene
né alla triste sorte né al dolore,
quel faccendiere di loschi tributi
verso le meno titubanti anime,
presso le vili galanterie dei dannati,
che lascia scorrere l’acqua
dai ruscelli fitti nei rami più spogli
per interessi che lasciano sangue,
sudore, sconsolazione, per
meglio gustare l’altrui fame,
saggiare il vino macabro
esportato dalle viti dell’umiliazione.
Oggi come ieri è una strage,
una onesta strage di vergogna e di passione.
Sono emerse tutte le terre ormai,
il potere ha reso infeconda l’arida dignità
e l’albeggiare di domani
sarà lo strazio più grande.
Non alle bandiere, dunque, non ai
crisantemi che sventolano l’aria.
Piango l’uomo, piuttosto, che ha distrutto
i diritti e le moltitudini dei popoli.

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