Nemmeno il tempo di morire

Nemmeno il tempo di morire.
In quest’estesa considerazione, che si allontana da qualsiasi forma di lamento, si deve prendere atto che la prigionia dei corpi ha, per l’ennesima volta, avuto la meglio. Bambina mia, venduta al cosiddetto miglior offerente dal padre padrone che ti ha voluta indegnamente su questa terra, il tuo urlo smorzato nella gola del secolo non pochi l’hanno vissuto, non pochi. E se l’anarchia del danaro, della specie superiore, specula ovunque, perfino sulle forme umane più innocenti ed aggraziate, io alzo la mia lingua e coi tessuti labiali ancora vita canto contro tutti questi mercanti di generazioni che fingono pace e suscitano guerra nel nome di una ideologia fittizia, in nome di un onore fallito dai secoli dei secoli. Chissà se tanto dolore, un giorno poco distante, troverà il modo di marcire.

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