Nell’eterea plenitudine dello sbendato mattino

È ciò che resta d’ieri.
Una lingua di fuoco a spargere il silenzio
nei vividi riflessi del mare
in così armoniosa, limpida struttura.

Chi sì dentro v’ha vegliato?

Da quali presagi s’è innovato l’essere?

Come rugiada intinta sul suo germoglio
sfolgora la parola, per intanto,
in similitudini di molteplici unità,
nell’eterea plenitudine dello sbendato mattino.

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