Nell’estinzione assidua dei dubbi e delle loro sembianze

Viene il momento in cui si parte
nell’estinzione assidua dei dubbi e delle loro sembianze,
sete che petto non preme
che fioca voce non dirama,
ed è nulla dovuto
come tutto non abbraccia
il senso di una creatura
che nella missione aggiunta dei tempi
taciti definiamo esistenza.
Ecco. Dovremmo ascoltare l’uomo che non per sempre in noi permane per ridefinire meglio la nostra condizione di essenti e di replicanti vite all’estremità dei mondi e delle sole percezioni diseguali per ben comprendere l’effimero nel volto rinnegabile della paura.
Siamo colui che ci abita, il suono che mai esala nel respiro caduco e mortale; dunque l’espressione pura della vigilia di un’attesa e indimenticata rinascita.
Quando l’occhio spegnerà alla luce il plettro delicatissimo che delle pupille scuote ordinamenti e musica sarà allora, nel binomio tempo-spazio, che dovremmo suscitare in noi la consapevolezza di essere stati utili alla inutilità.
E solo così, tutto avendo compiuto
nel dispiacere dei piaceri, potremmo realizzarci a nascita,
quella destinata non solo ai piccoli e non soltanto ai grandi.

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