Nella plumbea temporaneità

Abbiamo perduto,
tra le dispersività delle nostre sequenze,
quell’esecuzione brada, l’affievolirsi
della fanciullezza che, a prescindere
dai gesti e dagli umori, ci consentiva di
gridare ancora all’uomo, di ben educarlo,
come se questo, l’ultimo brandello
di una civiltà condannata
dalla deframmentazione del suo nucleo,
ci appartenesse ancora.
Oggetti da desiderio e privi di sognare,
illusi come siamo,
non altro ci resta che diffonderci e
confonderci nella plumbea temporaneità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Perfino i cieli tremano

Vorremmo affermare forse l’inascoltato, indi porgerlo presso l’inaudito e revocarne, infine, la sua giustizia sempre più pretesa dai clamori dei…

Il tacere, a nome dei tanti

Il tacere, a nome dei tanti. Poiché non destammo le mattutine stelle dalla matrice dell’alba, quale sogno credibile al sogno,…

In diramazioni coercitive di spiacevoli masse

Non una realtà inconsapevole né multiformi dimensioni distratte ebbero piacere nell’abitarvi, uomini. E se ad offuscarsi come smorte candele furono…

Tu spargi fiori abbrividendo mondi

E nei tuoi occhi ci scavalca così - premurosa, meglio forse non pensarla - l’idea dei nostri anni, che lungo…